Karl Renz

La spietatezza della grazia

Domanda: Ieri sera sono stato testimone di una discussione che mi ha turbato. Poi ho letto nel tuo libro “Per finirla con il risveglio e altri errori concettuali” un passaggio riguardo la guerra, e, vedendo ciò che succede nella realtà, sono stato sollevato.

Renz: Finché hai l’idea di essere nel mondo, c’è sempre la guerra. E il tiro viene sempre dal proprio corpo.

Domanda: Scusa?

Renz: Poiché l’altro non è differente da te, il tiro viene sempre dal tuo proprio campo. Ora in Irak i soldati americani tirano sui loro propri soldati. Non sanno su  cosa, ma tirano.

Domanda: E’ accidentale.

Renz: Si, si prendono accidentalmente per un nemico, e tirano. In inglese questo si chiama un “fuoco amico” (frienfdly fire). Nel mondo, tutti tirano pensando che ci sia un nemico. Sii un qualunque “me” e hai dei nemici.

Domanda: E l’amore divino?

Renz: L’amore divino è già tirare sul proprio campo senza curarsi degli altri. “Il mio amore divino!”. Ecco perché Gesù ha detto che non ci sarà mai pace sulla terra. Finché ci sarà un mondo, qualsiasi sia, ci sarà la guerra.

Tu sei sempre in guerra con te stesso. Ogni volta che prendi per reale un’immagine senza riconoscere il Sé, è guerra. Anche se il mondo è in pace, c’è sempre la guerra.

Solo Quello che è la pace conosce la pace. Ma tutto ciò che si manifesta a partire di là è la guerra, anche l’amore divino. Allora ti batti per l’amore divino, ti batti per la libertà. Guarda, il signor Bush manda un gran numero di soldati in Irak unicamente per difendere quell’idea di libertà e, in nome di quell’idea, c’è la guerra! In nome dell’idea d’amore, c’è l’odio. Anche se lo chiami “amore divino”  c’è sempre l’odio. Sebbene tu dica…

Domanda: Ma l’amore divino non ha nulla a che fare con l’odio!

Renz: Qui e ora tu stai facendo la guerra.

Domanda: L’amore non ha niente a che fare con l’egoismo.

Renz: Guarda come ti batti, e per cosa?

Domanda : Per la vera pace.

Renz: Qual è questa “vera pace” per la quale ti batti? Anche il signor Bush direbbe: “ mi batto per la vera pace, la vera libertà”. Il cuore del problema è che tu non puoi volere ciò che vuoi e non puoi non volere ciò che vuoi prima di volerlo. Einstein precisava sempre che la sola ragione per cui poteva sopportare l’umanità era che vedeva che essa non poteva volere ciò che voleva. Per questo il suo cuore sensibile poteva sopportare tutte queste guerre, tutti questi disastri, tutte queste cose spaventose e diaboliche….

E’ vedendo che non poteva volere ciò che voleva che ha raggiunto l’accettazione.

Così, tutto ciò che viene da questa totalità si manifesta come un comando assoluto, come un’esigenza. Tu devi farlo, non hai alcuna scelta. Non puoi essere diverso da ciò che sei, anche in quanto corpo-organismo. E’ impossibile.

Domanda: Tu dici: “prova ad accettare ciò che è, ma non puoi accettarlo”. Non capisco. Come puoi non accettare ciò che è.

Renz: Tu non puoi accettare l’esistenza, perché l’esistenza stessa è già una situazione di crisi. A partire da questa prima nozione d’esistenza, il pensiero “Io”, la crisi comincia. Poi viene l’ “io sono”, che genera la crisi “io sono qualcuno”. Perché con l’  “io sono qualcuno” sorgono il desiderio, colui che può desiderare e la possibilità di desiderare. Forse non c’è alcun desiderio manifesto, ma potenzialmente il desiderio è sempre presente. E questo, tu non puoi accettarlo, ma per Quello che è non c’è alcun problema, perché Quello è l’accettazione stessa. Non c’è dunque niente da accettare. Sii semplicemente Quello che non ha secondo. Quando tu sei Quello che è, e non hai nessuna idea di ciò che tu sei, o non sei, quando non c’è secondo, tu sei l’accettazione, perché non resta niente da accettare. Perfino l’idea di “esistenza” è assente. Perciò, per Quello che tu sei, non c’è assolutamente nessuna necessità di accettazione né più alcun bisogno, qualunque e esso sia.

E’ perciò l’assenza totale di ogni nozione di esistenza o di non-esistenza di Quello; tu sei l’accettazione, ma non c’è più niente da accettare.  Se dico che tu non puoi mai accettare, è perché tu sei già l’accettazione, e, siccome tu sei già l’accettazione stessa, non hai niente da aggiungere con una accettazione relativa.

Che fare? Non puoi aggiungere niente a quella accettazione assoluta che già sei. Anche se accetti, allora? Che succede? Tutte le accettazioni relative vanno e vengono, non sono che ombre effimere di accettazione. Allora sviluppi un sistema di controllo dell’accettazione e della comprensione, ma ci sarà sempre un impedimento maggiore. Nessuna scappatoia! Non puoi che accettare in quanto persona, ma, anche lì, non sarà la tua accettazione. Noi non possiamo andare più lontano. E’ l’ultimo stadio chiamato “satori” che è uscito da quella “volontà” per entrare nella “non volontà”. Però tu non puoi spezzare il tuo cuore. Si spezzerà quando si spezzerà. Nonostante tutto ciò che è accaduto prima, malgrado la tua accettazione o non-accettazione, e tutto ciò che hai fatto, compreso o no, e non un secondo prima, in quell’istante preciso, si spezzerà.

Domanda: Per essere onesto, quello che importa è di vedere se gli esseri risvegliati si comportano con  bontà verso gli altri.

Renz: Se sono risvegliati non saranno “gentili”. Spero bene di no. Perché il carattere spietato, la mancanza totale di circospezione che viene con la realizzazione non ha niente di “gentile”.

Quella compassione è totalmente cieca, radicale, priva di ogni riguardo. L’assenza di considerazione, l’intransigenza, non è “amabile”. E’ la grazia senza ringraziamento; in essa, né pietà, né bontà, né beatitudine. Non puoi immaginare fino a che punto è drastica.

Domanda: Cosa vuoi dire?

Renz: Sarai annientato dalla grazia che tu sei, perché distruggerà quell’idea di “te” molto semplicemente.. Allora, certo, questo non ti piacerà. Non potrai mai volere che la grazia ti uccida. Come potresti? Però, tu non hai bisogno di volere la grazia, per esserlo.

Stabilisci dei criteri: “Se avessi la scelta, preferirei che il risveglio avvenisse come una meravigliosa realizzazione, con una grande dolcezza ecc.”. Ma in tutti i racconti di risveglio di cui ho sentito parlare, questo ritorno alla dura realtà, alla nudità totale dell’essere, somiglia sempre a un disastro, una disperazione, una frustrazione, una despressione. Nessuna esperienza celeste di nettare che verrebbe a scendere nella tua sedicente esistenza… Solo  l’assenza totale di ogni idea di ciò che tu sei.

Domanda: Il fatto è che mi preoccupo.

Renz: Che tu ti preoccupi è proprio quella che la totalità vuole che tu faccia in questo preciso istante. Semplicemente, non ne dubito. Che tu ti preoccupi è l’assoluta esigenza della totalità dell’esistenza. E questa inquietitudine è esattamente il passo che devi  fare, prima del prossimo, qualunque esso sia.

Domanda: Non afferro.

Renz: Non afferri e non hai mai afferrato nulla. Cerchi di comprendere qualcosa che, in ogni caso, tu non puoi capire. Provi a percepire un mistero dell’esistenza, ma non ci arriverai mai.

Quando tu sei questo mistero, la comprensione è perfetta. Solo nell’assenza totale di un “me” che ha l’idea di comprendere, c’è la comprensione assoluta, sciolta dal minimo dubbio. Ma in presenza di questo “me” scettico, dubiterai sempre. Il “me” deve dubitare. Indubbiamente. Lascia perciò lo scettico dubitare di ciò di cui dubita.

Vedi che tutto è l’esigenza di quella totalità. Se sei madre, devi comportarti da madre. Devi preoccuparti dei tuoi figli più di chiunque. Così una parte di te è tutto amore e l’altra si dibatte, grrr! E’ questo essere una madre. E’ il suo funzionamento ed è esattamente come deve essere. Allora che fare? Nessuno può fare in altro modo. La madre non può non amare il figlio.

Domanda: Le madri sono naturalmente protettive, è nei loro geni.

Renz: Sono così, protettive. Però, in nome di questa idea di protezione, a volte bisogna uccidere. Il signor Bush deve uccidere gli iracheni per proteggere gli americani, perché questi hanno bisogno di petrolio per far andare le loro auto. Lui è la madre degli americani, deve proteggerli.

Tu puoi vedere che niente è causato da un’altra persona, qualunque essa sia. E’ il funzionamento di un funzionamento. Infatti questo decolpevolizza del tutto ogni individuo. Cosa fare? Le persone devono essere come sono e non possono essere altrimenti, perché sono il funzionamento di tutto ciò che le definisce in questo sistema d’informazioni, come, per esempio, il loro programma genetico.

E’ quella la pace. La sola idea che un giorno troverai aiuto, la sola speranza che qualcuno o qualcosa ti aiuterà, che un avvenimento o una comprensione qualunque ti renderanno felice per sempre, è la guerra.

Ma, vedendo che il momento in cui sarai aiutato non verrà mai e che tu non potrai mai uscire da ciò che sei, è la pace.

Tu sei in guerra perché speri di ottenete qualcosa. Ma se vedi che non c’è niente che tu possa ottenere di qualsiasi cosa, sei già in quella pace dello spirito, perché non c’è più: “e dopo”?

Per Quello che tu sei, non è mai successo niente. Non c’è nascita e morte. Tutto è successo all’interno di un sistema di credenze, ma solo Quello che tu sei è la vita stessa. Perciò tutto quello che puoi sperimentare è morto, vuoto. Non puoi mai fare l’esperienza di Quello che è l’esperienza assoluta della vita stessa. Tu sei quel Sé che non può essere immaginato, né sperimentato, molto semplicemente, perché tutto ciò che puoi immaginare è unicamente immaginazione. “Quello” indica solo il non-nato assoluto che tu sei, che non ha mai fatto parte di un sistema di sofferenza. Ma dal momento in cui esci da Quello, assumendo una qualsiasi idea, o sistema di credenze credendola reale, incomincia la sofferenza. Per ciò che tu sei, è inaccettabile che ci sia un secondo. Ma, quando lasci quella pace assoluta, quella libertà per sposare l’idea di “un secondo”, è la guerra. Quando crei un’esistenza individuale, un essere separato, il sistema di difesa si mette in atto e il bisogno di difendere tutto ciò che è presente si manifesta.

L’idea d’esistenza individuale diventa assolutamente reale, perché tutto ciò a cui presti attenzione appare reale. Così tutto ciò che prendi per reale diventa reale; nel momento in cui prendi la separazione per reale, essa è così reale che potrà esserlo.

Quando la coscienza pure si ripiega su se stessa, come uno specchio che riflette totalmente Quello che è anteriore, è come un levar del sole interiore, ma ciò non ha causa; ciò appare e dispare indipendentemente da ogni sforzo, indipendentemente da tutto ciò che è stato fatto o non fatto. Perciò al di là di tutti i tuoi sforzi, tu sei, ma in effetti non puoi impedirti di fare degli sforzi. E questo paradosso non puoi risolverlo.

Mostrare che l’assenza d’aiuto e di non-aiuto è il paradiso è la ragione per cui sono seduto qui. Indico Quello che tu sei, l’assenza d’aiuto e di non aiuto perché non esiste secondo.

Tutto ciò che vuoi controllare ti controlla. Tutto ciò che vedi, di cui fai esperienza, non è diverso da ciò che sei. Tentare di controllare ciò che vedi, pensando di sfuggirgli, che idea sciocca! Perché tutto ciò che vuoi controllare ti chiude, ti imprigiona in un’idea o un sistema di credenze. Ogni definizione è una prigione. Solo l’assoluta assenza di ogni idea di ciò che sei o non sei e perfino l’assenza di questo, è ciò che tu sei. E’ il silenzio, la pace, una pace immensa di cui non puoi fare esperienza, perché tu sei Quello. E’ per questo che la si chiama la “nudità” dell’esistenza.

Domanda: Hai un’idea di cos’è la sofferenza? Ti capita di piangere?

Renz: Spesso. Quando guardo un film triste, per esempio. Come potrei non piangere quando c’è un film del genere che fa piangere? Davvero. E’ girato da me, e se si dice che è un “melo” allora devo piangere.

Vedi che non si può evitare la compassione, perché sei Quello. Tutto ciò che vedi sei tu. Non c’è nessuna differenza tra chi fa l’esperienza, l’esperienza e ciò che è sperimentato. Quando c’è tristezza, tu sei la tristezza. Quando c’è la felicità, sei la felicità.

Tutto ciò a cui puoi pensare è ciò che tu sei. Come potresti non provare compassione per ciò che sei?

Domanda: Consideriamo il pianeta intero, in grande scala, l’umanità.

Renz: L’umanità? Prima devi trovare l’umanità, poi potremo parlarne.

Domanda: In ogni caso, ogni giorno, ci fanno sempre più soffrire.

Renz: Hai ragione. Dall’inizio dell’umanità, c’è la guerra, il dolore, la sofferenza.

Domanda: Allora dici che il dolore e la sofferenza esisteranno sempre?

Renz: No, non c’è mai stato dolore né sofferenza. E’ qui il problema. Non puoi fermare ciò che non è mai stato presente.

Domanda: Ma i fatti sono questi!

Renz: Quali fatti?

Domanda: Noi non siamo felici.

Renz: Hai ragione. Non puoi mai trovare qualcuno felice. Siccome non esiste nessuno, non trovi nessuno che potrebbe essere felice. Prima trova qualcuno, non importa chi è, e poi ne riparliamo.

Domanda: Qual è lo scopo ultimo?

Renz: Lo scopo ultimo è che non c’è scopo. Finalmente, non c’è più “finalmente”.

 

 Da 3ème Millénarie   n. 77  –  Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

Da: http://www.revue3emillenaire.com/it/?p=313

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